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Quant’è facile

Si innamorava più o meno tre quattro volte al dì.

Era più forte di lei, quando incontrava una persona interessante o qualcuno che ritenesse tale non poteva che innamorarsene.

Non era un discorso legato alla sessualità: non immaginava di andare a letto con quelle persone, uomini o donne che fossero, era proprio un discorso di sentirsi completamente rapito dall’altra persona, voler sapere tutto di lei, condividerne gli interessi, la vita, darle sostegno e leggere l’altro come fosse un bel romanzo, di quelli lunghi e appassionanti che proprio non vedi l’ora di tornare a casa per ficcarci il naso dentro e sul gran finale rallenti per non rimanerne senza.

Era innamorata della sua amica Aida una spilungona brasiliana dai capelli ricci e la faccia simpatica, era innamorata del cameriere del bar vicino casa che si spaccava la schiena a forza di servir caffè e spremute d’arancio ricevendo in cambio qualche preziosissimo e raro “grazie”, era innamorata del tipo (o della tipa) che interrompeva il silenzio della via suonando la tromba, era innamorata del cane dei suoi genitori che scondinzolava felice ogni volta che la vedeva, era innamorata della sconosciuta sul tram con una sciarpa rossa intorno al collo e dei ragazzini coll’aria spaesata che camminavano sul marciapiede, era innamorata degli elefanti africani così imponenti e spirituali, era innamorata di quella femmina che si credeva la stella più luminosa del firmamento e dell’uomo in giacca e cravatta che origliava mentre parlava al telefono rassicurando la mamma che era uscito con l’ombrello e aveva anche i soldi per mangiare.

Rideva di quelle persone, rideva con le gote che le si arrossivano quando pensava alle vite straordinarie dei suoi innamorati.

Un giorno incontrò uno come lei, uno che si innamorava tre quattro volte al giorno, di cose, animali, persone, azioni. Si innamorarono vicendevolmente e non smisero mai di stupirsi e perdere la testa per tutto ciò che il mondo potesse offrirgli, con entusiasmo, curiosità e passione infinita innamorandosi l’uno dell’altra e l’altra dell’uno ogni giorno, scoprendosi nonostante l’incedere degli anni e la perfetta conoscenza reciproca.

Venticinque in sintesi

Stava in quella particolare e delicata età in cui era perennemente in combutta col mondo.

L’adolescenza?

No, i 25 anni.

Gli stramaledetti venticinque anni in cui ognuno può essere tutto ciò che vuole, senza creare troppo scompiglio nell’universo. Ci sono venticinquenni che sono mamme, che sono papà, che sono zii, che sono semplici fratelli, che sono ancora studenti al dodicesimo anno di università, che sono dirigenti di una multinazionale, che si sposano. A venticinque anni c’è il primo giro di boa. Quel famoso “giro di boa” che intorno ai quarant’anni manda in tilt il cervello o intorno ai cinquanta, non lo so, tanto prima o poi andiamo tutti quanti in tilt. A venticinque anni inizi ad averne i primi segnali.

È quell’età in cui alle femminucce vengono le cosce grassocce delle loro mamme e in cui i maschietti iniziano a diventare pelati come i loro papà. Diventiamo adulti e brutti. Ecco cosa inizia a succedere a venticinque anni.

Dopodiché campi con la voce preoccupata di tua nonna che ti trapana le orecchie perché ancora non ti sei sposata/o. I più sfortunati non sono nemmeno fidanzati e, dunque, oggetto di preghiere e domande da parte dei parenti: “Ma perché non ti trovi nessuno, tesoro? Sei tanto bella!” “Perché so stronza”. Non trovo risposta migliore. “Ah bhe, IO ALLA TUA ETA’ GIA’ AVEVO/ GIA’ FACEVO!” ma che facevi? Bo, comunque beati voi. Io alla mia età non faccio niente.

Guardo i miei coetanei laureati, lavoratori, con quattro lire in tasca e penso: “Ma anche la vostra mamma decide ancora cosa farvi mangiare?”. La mia sì e sono guai se provo ad esprimere una preferenza diversa o un giudizio negativo sulla sua cucina. Se non mangi entro le 14, orario in cui lei più o meno pulisce la cucina, puoi morire di fame o al massimo farti un panino, SENZA SPORCARE! Sennò preferiresti attraversare le Porte dell’Inferno scalza piuttosto che discutere sul perché e sul per come hai fatto questo torto a tua madre!

Dove una madre non arriva, arriva il/la fidanzato/a che ha in pugno la situazione decidendo: chi frequentare, quando frequentarlo, dove andare in vacanza, per quanto tempo starci, ogni singolo spostamento del giorno (in città e fuori), i momenti di libertà concessi, le notti in cui potete dormire insieme, gli orari in cui puoi frequentare casa sua. Orchestra tutto l’altro, quindi, anche qui, tu non hai voce in capitolo, mani legate e ti fai trascinare dalla volontà altrui. Perché alla fine ti va bene tutto e di litigare non è mai il caso. E se vi siete scelti e state ancora insieme ci sarà un motivo.

Su vestiti e capelli ritorna in campo la mamma, i più fausti (che vuol dire fortunati) hanno anche una sorella maggiore che mette bocca su tutto, ma vestiti e capelli sono il suo campo di battaglia preferito. Tendenzialmente i pareri di madre e figlia maggiore non sono mai concordanti e tu ti ritrovi in mezzo ad una disputa che può andare avanti anche mezz’ora su come ti sei vestito. Alla fine ti cambi e ti vesti di merda, come al solito. Noi femminucce dobbiamo anche passare per il giudizio dei padri che senza proferir parola hanno la capacità di farti sentire una candida bambina o una DragQueen puzzona con un solo sguardo.

All’Università ti affidi al caso. Tutti quanti noi mediocri venticinquenni persi nel labirinto universitario ci affidiamo al caso sperando che prima o poi qualcosa succeda, che la fortuna baci proprio noi quel giorno e che l’assistente non si accorga che sputacchiamo e sudiamo manco fossimo ubriachi quando ci presentiamo all’esame. Un giorno al nostro orizzonte comparirà una laurea, mentre consegniamo pizze in motorino o raccontiamo storie ai ragazzini di 7 anni, che stanno già 40 passi avanti a te perché parlano già inglese, francesce e fiammingo; mentre tu fingi di parlare spagnolo aggiungendo la “S” alla fine delle parole. Fantasticos!

I miei ultimi giorni dei miei stramaledetti venticinque anni. Mi sento persa e statica, mentre mamma mi sta preparando il pranzo, mi ha organizzato gli appuntamenti del pomeriggio a metà col mio fidanzatino e mi mette a posto il calzettoni stirati. Ieri abbiamo anche comprato piatti e bicchieri di carta per la mia festa. L’anno prossimo credo mi prenderà un dj con le luci colorate ed il fumo che esce chissà da dove.

Fantasticos anche così. Anche se non respiro.

Lasciatemi sola per favore

Penso mi piaccia tanto la musica rock perchè è triste e incazzata come come, ma anche perchè chi sa ascoltarla bene ci trova anche tanta energia.

Se mi dite sempre che devo fare, come devo farlo, quando mangiare, cosa mangiare, cosa indossare, come comportarmi, come pettinarmi, quante volte lavarmi, dove andare, come andarci, che piatti comprare, che torta voglio, come cazzo faccio io a realizzarmi?

 

Sei Bellissima

Sfiorisce la bellezza delle donne, ogni giorno attaccate da richieste, alte aspettative, modelli e canoni cui doversi rifare.

Ogni giorno milioni di donne si alzano e combattono contro il mondo e contro loro stesse, contro l’uomo che non le ama più e che si è invaghito di un’altra, contro i propri capelli che un senso hanno deciso di non averlo, contro il cucciolo che si ostina a farla sempre dentro casa, contro i genitori, i nonni, gli zii grandi, vecchi e prepotenti, contro quei centimetri di troppo che restano attaccati alla coscia, contro un lavoro precario ed un futuro nero. Ogni giorno milioni di donne combattono contro lo specchio, contro la propria pancia, la propria testa, il proprio naso. Ogni giorno milioni di donne combattono contro le altre donne e sognano di essere come loro.

E quanto ci sforziamo ad essere una taglia 40, ad avere i capelli lisci, la pelle idratata, le labbra morbide, ad essere brave cuoche, ordinate, dei draghi sul lavoro, delle bombe del rimorchio, col pollice verde, col naso alla francese, col seno alto, col culo sodo.

Eppure non ci riusciamo mai, c’è sempre qualcosa che non va. Non siamo mai abbastanza belle o magre o brave o intelligenti o fiche o interessanti o sode.

Ed è nella ricerca costante di una foglia di lattuga o di un leggins push-up che sfiorisce la nostra bellezza. Nello snaturarci per raggiungere un obiettivo che non esiste e che non siamo.

Oggi volevo dire a tutte le mie amiche, alle mie nemiche, alle conoscenti, alle dementi, alle sconosciute e alle cresciute, alle paffute e alle perdute, alle sfigate e alle arrabbiate, alle pigre e alle motivate, alle vicine e alle lontane: “Sei bellissima!”. E non perchè glielo dice mamma, ma perchè glielo dice un’altra donna che soffre, lotta e piange come loro e che si rende conto della loro bellezza.

Siete bellissime e non mi drogo, non sono impazzita, non ho sbagliato a scrivere il messaggio nè ho confuso il destinatario. Siete bellissime e fatevelo dire; perchè son sincera, non mi serve per sedurvi o per uno scambio di favori, ma solo per una piccola dose di autostima.

Lalli

Quindi cos’è interessante?

Prima volevo dire una cosa.

Poi ho capito che non era una cosa interessante e che quindi era inutile dirla.

Ma cosa è interessante, dunque?

Viaggi, offerte di lavoro, traslochi, fidanzamenti, rotture, matrimoni, parti.

Nessuno vuole sentir parlare di morte, politica, economia, dieta.

Qualcuno superdotato di genio crede che anche parlare ininterrottamente del proprio animaletto domestico sia estremamente interessante per chiunque si trovi dall’altra parte. Beati loro. Genitori attenti e orgogliosi+ego gonfio di pargoli=adulti estremamente importanti.

Di musica si può parlare, ma solo di un certo tipo, genere, personaggio: Dave Grohl è oggetto di ammirazione e di attenzione, basti dire che era il batterista dei Nirvana e che ora è il frontman dei Foo Fighters e che si occupa ancora di Rock, un mito, nessuno può interromperti o non trovarti interessante se parli di uno così; così come Dalla, Battisti, Battiato, Beyoncè e Jay-Z.
Inutile parlare di artisti minori, quali: Tiziano Ferro, Laura Pausini, Marco Mengoni, perchè il solo sentire le loro canzoni ti fa scendere tre gradini dalla scala di apprezzamento.
Di Fedez si può parlare solo riguardo al gossip.

Di libri solo se l’impegno delle maestre delle elementari ha avuto un buon esito e qualcuno ha imparato a leggere due lettere di seguito, altrimenti conviene spostare il discorso su borse e scarpe magari anche su smalti e capelli (per le donne) o su film e serie tv, sport no, ma calcio sì, in certi momenti dell’anno anche di Rugby (per gli uomini).

Quindi alla fine finisco sempre per non dire niente o per dire la metà delle cose che avrei dovuto perchè non mi interessano borse, capelli, calcio e leggo prevalentemente libri dell’800 dove non dicono parolacce, c’è sempre un lieto fine, la storia non tende ad essere necessariamente ed inutilmente pesante, imparo qualcosa e mi isolo dal mondo e perchè ogni volta che apro bocca la gente si gira dall’altra parte. Carini!

Pensate che addirittura ci si dimentica di invitarmi alle cene per quanto sono noiosa ed inutile.

A proposito la cosa che volevo dire era che ho ritrovato nella mia libreria i Fiori Del Male di Baudelaire comprato in una stracolma e affondante libreria della decadentissima Venezia un paio d’anni fa.

L’Olandese

L’ultima volta che la vidi stavo passeggiando per un corso molto affollato.
La scorsi seduta al tavolo di un bar, con un raggio di sole che le illuminava il sorriso ed i capelli.
Era più bella di tutte le volte in cui l’avevo vista farsi bella.

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( Immagine: Le Donne di Hülya özdemir)