È come abitare al terzo piano senza ascensore

La sensazione é quella di avere le scarpe ai piedi da giovedì. Come se non le avessi mai tolte. È per via del formicolio perenne che sento sotto le piante dei piedi e perché sento le cosce che bruciano. Sono stanca. Sì, sono decisamente stanca.
Stanca, rassegnata, impaurita, anche un po’ persa. A volte mi sento proprio come una vittima sacrificale. Ché tanto sono forte, reggo tutto, reagisco e alcune opzioni sono in grado di non prenderle proprio in considerazione. Quindi sono il bersaglio perfetto per quelli che non reggono e si sentono legittimati a lanciare bombe emotive addosso agli altri. Ma sono stanca anche io di dover accogliere le emozioni di quelli che non le sanno gestire. Ecco, si potrebbe dire che io mi so gestire. Sono fredda e razionale. Ci ho messo anni a rendermene conto e, soprattutto, ad accettarlo; eppure la realtà é chiara e comprensibilissima: sono una donna razionale circondata da irrazionalità.
La irrazionalità me la immagino come cellule impazzite che urlano e si scontrano tra di loro. Come una folla impaurita dove tutti iniziano a correre senza una direzione.
Avere una direzione é importante. Io ne avevo una, ma come sempre mi sono stati messi i bastoni tra le gambe. È come abitare al terzo piano senza ascensore, in un vecchio palazzo con la tromba delle scale stretta e i gradini alti. Quindi, anche questa volta, la mia direzione é andata a farsi benedire ed io mi trovo con le gambe appesantite, con tante liste di pro e contro da compilare e con la voglia di riposare.

Al mercato

-“Li vuole sei carciofi belli a x euro?”

-“Grazie, Signora, ma non li so cucinare.”

-“È vabbuó li puó ‘ffa fritti, metterli nella pasta…”

-“Ah ma! Ha detto che non li sa fa, é inutile che mo ci dici tutte le ricette!”

-“Mi scusi, ma avete le cime di rapa?”

-“No, ma abbiamo i broccoletti.”

[Spiegazione: le cime di rapa ed i broccoletti sono la stessa cosa, solo che uno é il nome italiano e l’altro la variante dialettale. ]

Alla donna

Post impopolare

Lungi da me scrivere articoli di questo tipo, in cui assumo una posizione netta su qualcosa. Troppo spesso ho pensato che nell’Inferno dantesco sarei finita nel girone degli ignavi, tra coloro che non adottano nessuna posizione, che non si schierano mai né di qua né di là.

La mia neutralità è data dalla paura dell’aggressione alla quale potrei espormi, alla paura di dire qualcosa contrario al pensier comune, all’essere additata, criticata, rimproverata, biasimata, addirittura ad essere oggetto di pietà.

Però oggi vorrei superare questo mio timore e scrivere di quanto sia bello essere una donna.

Gli scritti che mi capitano davanti agli occhi sovente sembrano voler comunicare solo ed esclusivamente il disagio che l’essere femmina comporta: “Eh, ma noi dobbiamo farci la ceretta!”
“Eh, ma noi non possiamo mai parlare di sesso!”
“Eh, ma noi abbiamo il ciclo!”
“Eh ma noi ma noi ma noi ma noi ma noi”

Eh, dico io, ma noi quanto parliamo.

Amiche care,
doversi fare la ceretta non è la disgrazia più infelice che possa capitare nella vita.
Certo, fa male, ma volete mettere avere la libertà di accompagnarla ad un manicure, pedicure, massaggio, pulizia del viso senza sentirsi a disagio, fuori luogo, imbarazzato? Io di uomini che si concedono queste coccole, ne conosco tre, forse quattro, forse di più ma non dichiarati. Quelli noti erano clienti del centro estetico in cui lavoravo, trascinati lì da mogli o figlie e che, diversamente da queste ultime, stavano sempre seduti sul pizzo della sedia, perchè non riuscivano a stare comodi in quell’universo femminile e, appena finita la limatura delle unghie, viiia, neanche fossero Speedy Gonzales. Ma mai senza aver prima saldato il conto.
Poi in realtà vi volevo rivelare che anche alcuni uomini si fanno la ceretta.
Certo, non all’inguine.
Ma avere i peli neri, lunghi, duri, spessi, ispidi, scuri, ricci che ti crescono sulla schiena e per i quali magari passi l’estate in maglietta deve essere una scomodità quasi più vergognosa dei peli sulle gambe.
Poi, siamo sincere, quante di noi sono sempre regolari? E quante di noi hanno aspettato mesi e mesi e mesi prima di prendere appuntamento dall’estetista per pigrizia, non curanza, risparmio?

Andare una volta al mese in qualche centro estetico non mi sembra la cosa peggiore del mondo, anzi, io la iscriverei nell’elenco delle coccole. Perchè dopo ci sentiamo tutte meglio.

Così come non mi sembra la cosa peggiore del mondo poter rimanere incinte.
Un bambino è sempre una benedizione.
Era sempre una benedizione.
Ad oggi avere un bambino è una condanna ad una vita tradizionale, retrograda, non a passo coi tempi.
Perchè i tempi vogliono che tu abbia un cane, forse anche due, magari anche un gatto, un piccolo animale esotico, ma assolutamente non un bambino!
E quindi possiamo scegliere se uccidere quel bambino indifeso e puro che cresce al caldo e al sicuro nella tua pancia, perchè tanto con questo che ci fai? Lo butti al secchio e quando vorrai potrai sempre averne un altro.
Quindi anche avere un bambino non è più una cosa bella, ma rientra nell’elenco delle cose brutte che ci potrebbero succedere. Perchè i bambini sporcano, urlano, piangono e costano. Caspita quanto costano i bambini. Allora è meglio ucciderli prima ancora di conoscerli, perchè non siamo mai pronte, perchè siamo troppo giovani, troppo magre, troppo impaurite, troppo in carriera per farci ostacolare da una gravidanza.

E ricominciamo a lamentarci di quanto essere donna sia un’infamità.

Il problema vero non è essere donna.
La vera disgrazia è essere scontente perchè ci regalano fiori o perchè ci viene pagata la cena o perchè ci vengono offerti dei passaggi o perchè possiamo agghindarci con tacchi, gonne, trucco e capelli boccolosi.
E’ ovvio che tutto questo fa schifo se è un obbligo che ci viene imposto dal viscido di turno, ma se è una libera scelta, perchè criticarla? Perchè devo sentirmi da meno se ho il piacere a vestirmi carina, l’ambizione di diventare madre, la capacità di preparare la cena e posso farmi comprare dei fiori?

Sicuramente essere una donna con le palle è bellissimo,
Ma essere una donna con le tette lo è ancora di più.

Viva le donne che hanno ancora il coraggio di essere femmine.

Ieri ho conosciuto un ragazzo del Mali

Ieri sul treno ho conosciuto un ragazzo del Mali.

Chiacchierare col vicino di posto in treno era una cosa che non facevo da tempo immemore; un po’ per mia scelta, un po’ perchè stiamo tutti chini sui fatti nostri, un altro po’ per timidezza e ultimamente anche per il Covid e per l’atteggiamento da sceriffo che ci ha fatto adottare.

E invece ieri io ed il mio compagno di viaggio abbiamo superato la diffidenza e la timidezza e abbiamo attaccato bottone, dopo che mi son tolta le cuffie e che lui ha chiuso il suo libro.

Non so il suo nome, non so mai il nome delle persone che incontro sul treno, credo perchè sia più facile in questo modo poter raccontare i fatti propri. Senza lasciare traccia, ma solo un ricordo gentile.

Mi ha detto che tornava da Roma, diretto a Frosinone dove lo stavano aspettando per andare a mangiare e che son sei anni che vive in Italia lasciando il Mali che non è molto bello perchè non c’è il mare e fa molto molto caldo.

Gli ho fatto i complimenti per il suo italiano e ho potuto percepire la sua felicità ed il suo orgoglio, nonostante la bocca fosse coperta dalla mascherina. Gli ho chiesto del libro che stava leggendo e mi ha detto che sta studiando per prendere la patente C per guidare i camion, per diventare trasportatore.

Poi ci siamo messi a guardare le vette immacolate del paesaggio e abbiamo parlato male della neve perchè è troppo fredda e mi ha confessato di aver paura del freddo. E, se non sbaglio, mi ha anche detto che non gli è piaciuto molto vagare per Roma da solo, che era spaventato.

Poi gli ho chiesto se stesse qui da solo o con la famiglia. Abbiamo parlato della solitudine che soffriamo, entrambi, lontani dagli affetti. Non prestiamo mai troppa attenzione a quanto faccia male stare da soli, pensiamo sempre che l’altro è forte e non ci sforziamo mai di fare quella telefonata o quell’apparizione a sorpresa a casa di un conoscente, amico, parente, per paura di disturbare o perchè non ci passa per la testa. E invece, con così poco, potremmo salvare chi sta dall’altra parte.
Ma anche in questo caso basta che stiamo bene noi e gli altri se la cavino con le loro forze.
Ci siamo confrontati su quanto sia difficile farsi dei nuovi amici e gli ho fatto vedere le foto del mio Giacinto in fiore.

La conclusione della nostra conversazione, per fortuna, non è stata così triste. Abbiamo continuato ad affrontare qualche argomento superficialmente, raccontando poco di noi all’altro. Alla stazione lui è sceso ed io ho proseguito il mio viaggio e mi son sentita più benevola.

Poi ho ripensato alle persone che ho conosciuto nei diversi vagoni nelle tratte su e giù per lo Stivale, ed è stato bellissimo.

Sotto la cuffia uovo, miele e kiwi

Finalmente ieri, dopo una settimana, è tornata l’acqua calda su intervento del buon Paolo, il tecnico, che è la seconda persona che ho visto più spesso nell’ultimo mese, dopo la mia coinquilina.

Specifichiamo che non è che l’acqua calda non ci sia stata completamente durante la settimana, ma, avendo la caldaia magica, l’acqua calda andava e veniva su totale discrezionalità della caldaia stessa.

Ieri per festeggiare mi son fatta maschera viso e capelli per sprecare tutta l’acqua calda a mia disposizione per il risciacquo.

Ovviamente da quando non vivo più coi miei e la spesa me la devo pagare da sola, molto meno frequentemente decido di devolvere il cibo per fini che non siano di nutrizione, ma è giusto fare delle eccezioni.

Uovo, miele, kiwi frullati e messi sui capelli.

Da tempo volevo provare la maschera all’uovo che dicono tutti essere miracolosa per il cuoio capelluto.
Il kiwi invece dovrebbe donare vitamine, vitalità e brillantezza alla chioma.
Il miele nutrire e schiarire.

Ho rovesciato il mix in testa e ho messo una cuffietta carinissima per fare stare in posa, contenere l’odore di uovo e far riposare la maschera.

Il tempo di posa è sicuramente minore rispetto a quello che ho rispettato io, persa in chiacchiere con le coinquiline e che quindi potrebbe essere stato anche di un’ora, ma credo che i canonici 15-20 minuti potrebbero bastare.

Oggi i capelli sono morbidi morbidi e sembrano anche più forti. Lucenti non tanto, ma, abbiamo capito che nella vita ci sappiamo accontentare delle piccole soddisfazioni.

Buona giornata

Lalli pulita.

(Dettaglio cuffia)

Domenicale

Stiamo senza acqua calda da venerdì sera. Dopo le due visite del tecnico credevamo che i problemi della caldaia fossero stati risolti, invece continua a tirarci qualche scherzo infame. Stare senza acqua calda é veramente devastante, soprattutto quando al terzo giorno avresti bisogno di una bella doccia rilassante.