Il mio uomo

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Giovane e puro
dal cuore di bambino felice e spensierato;
guarda con curiosità e crudele giudizio il mondo.
  Ride che sembra il Sole quando è allegro,
mette un broncetto infantile se viene offeso.
Dice tutto ciò che pensa,

anche quando non è necessario.
  Mangia,
  Beve,
  Canta
e sa fare le magie e rendere tutto più bello stimolando l’utilizzo della ragione e del pensiero
lì dove vede che mancano.
  Uomo di mare,
uomo di core,
di passioni,
uomo estremamente fermo e razionale
anche se dice di ragionare con la pancia.
  Riempie il mondo
con le sue canzoni, con i suoi valori e coi suoi ideali,
russa che fa tremare le pareti,
mi abbraccia forte forte prima di addormentarci
augurandomi dolcemente di fare sogni d’oro
e la buonanotte. 

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Cambiostagione

Preferiva andare al mare d’inverno
e in campagna in estate.
Vestiva sempre colorata, nonostante il tempo
o la stagione.
Rivolgeva grandi sorrisi e parole buone agli sconosciuti
e stava in silenzio, imbronciata, con i suoi cari.
Scriveva per prima
Amava il rock
E il suo fiore preferito era la calla,
contemporaneamente simbolo di purezza e di lussuria.
Gli amici li aveva tutti lontani,
per assaporare ogni volta la gioia pura di rincontrarli
e passare del tempo di qualità con loro
e poterli abbracciare forte forte.
La tv non la guardava e ogni tanto leggeva qualche notizia.
I fiori se li comprava da sola dato che nessuno glieli regalava
e non andava mai al ristorante a mangiare la carbonara
o l’amatriciana
dato che era ben capace a cucinarsele da sé.

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Pezzi di libri (da La versione di Barney)

Lì Boogie si trascinava con le sue venti paginette pornografiche scritte durante la notte, e se era fortunato riceveva un piccolo anticipo sul prossimo libretto per segaioli da consegnare al più presto. Una volta, con suo grande divertimento, Boggie andò quasi a sbattere negli uomini della Brigade Mondaine, che avevano fatto irruzione da Girodias per sequestrare alcune copie di Spingi forte, L’angelo con la frusta, Helen e il desiderio, o forse chissà, del Rimario del conte Palmiro Vicarion:

Mentre Tiziano mischiava rosa e celeste
la modella se ne stava appollaiata su un gradino.
La vostra, disse Tiziano, più che una posizione
è un chiaro invito alla fornicazione.
E così si arrampicò fino in cima
per darle una bella lezioncina.

A volte – per puro sfizio, o magari perchè qualcuno ci dava un passaggio in moto – andavamo qualche giorno a Venezia, oppure facevamo l’autostop fino alla feria di Valencia, nella cui Plaza de Toros poteva succedere di incontrare Litri, Aparicio o il giovane Dominguìn. Un pomeriggio d’estate del 1952 Boogie annunciò che si partiva per Cannes, dove avremmo lavorato come comparse in un film. E fu in quell’occasione che conobbi Hymie Mintzbaum.
Himye aveva un fisico da centromediano, tratti molto marcati, capelli neri ricci come il pelo di un terrier, grandi occhi scruti e famelici; e poi, ancora, grandi orecchie all’ingiù e un nasone informe che si era già fracassato un paio di volte. Nel 1943, in ventinovenne maggiore Mintzbaum, arruolato nell’aviazione americana, comandava un B17 del 281° Stormo Bombardieri con base a Ridgewell, poco lontano da Cambridge. E un’estate di nove anni dopo eccolo lì in un caffè di St.-Paul-de-Vence con Boggie e me a scolarsi la seconda bottiglia di Dom Pérignon – ogni calice corretto, per suo espresso volere, con un goccio di Courvoisier da collezione. Con la sua voce fonda e ipnotica, Hymie ci spiegò che il suo stormo era specializzato nel bombardamento diurno di precisione, e che lui aveva partecipato alla seconda incursione sulle fabbriche di munizioni di Schweinfurt, quella in cui l’Ottava Forza Aerea aveva perso 60 dei 320 apparecchi decollati dalle basi dell’East Anglia. ” A diecimila metri c’erano cinquanta gradi sottozero, e nonostante la tuta riscaldata il problema principale era non morire assiderati. Cioè, a parte i Messerschmitt e i Focke-Wulf della squadriglia personale di Goering che giravano in tondo aspettando le prede. A proposito di prede, non è che per caso uno di voi due giovani geni” disse calcando molto sull’ultima parola “conosce quella signora seduta all’ombra laggiù, due tavoli alla nostra sinistra?”

4919_barney_1251275518                                      (La versione di Barney- Mordevai Richler)

In quel posto non suo

Gli spifferi delle finestre perennemente aperte per cacciare gli odori del fumo, del cibo, delle candele, delle canne, della carne, del sonno, del cane.

Silenzio. La tristezza di essere da sola in un posto non suo. La vergogna di ogni minimo rumore e di farsi scoprire là da qualcuno. Come se si fosse intrufolata senza permesso nella proprietà di qualcun altro.

La verità è che era stata lasciata là e che non si ricordava o non sapeva o non voleva tornare  a casa. O era stanca di andarsene sapendo che sarebbe dovuta tornare là, volente o nolente.

Le luci gialle e ferme delle lampade le davano un senso di apparente tranquillità che la incatenavano in quel posto non suo. Forse ci era rimasta per convincere sé stessa e tutti gli altri che quello era il suo posto, che era giusto che lei stesse lì, proprio lì, in quel momento e per quel tempo.

Non ci credeva neanche lei a questo pensiero, ma separare le gambe dal loro intreccio e prendere lo slancio e la decisione di andarsene erano pensieri ben più complicati di quello di rimanere là.

Qualcuno l’avrebbe trovata e lei avrebbe semplicemente detto: ” Sono sempre stata qui!”, come se non dipendesse da lei l’andar via.

I respiri erano sempre più silenziosi man mano che il tempo passava e lei, lacrime agli occhi e buco in pancia, pregava che nessuno la trovasse fino a domani, finché non potesse andar via senza ferire nessuno. Finché non sarebbe stata costretta ad andare via così come era costretta a rimanere.

 

Lo spettacolo del mago

Il mago guardava attraverso il suo cilindro e si sentiva perso di fronte alla platea di signori annoiati a cui non riusciva mai a strappare un sorriso di approvazione e solo un applauso di cortesia a fine spettacolo.

Dal palco vedeva la ciccionissima Baronessa che aveva pochi capelli biondo platino incollati sulla testa, un abito color prugna poco capiente per quel seno così abbondante e una bella collana di brillanti che le si allargava su tutto il décolleté.

Dal cilindro il mago tirò fuori un coniglio addormentato e dopo una barretta di cioccolato alla menta; esasperato chiamò la sua assistente per provare a stupire tutti con un bel trucco a due.

Nel mentre il coniglio addormentato si era svegliato per il profumo della cioccolata che gli era entrato nel naso e se la mangiò tutta in un sol boccone; vuoi per l’un ingrediente, vuoi per l’altro, il coniglio iniziò a saltare per ogni dove, prima sul soffitto, poi sulla testa del mago, sulle spalle degli spettatori ed infine con un triplo carpiato rovesciato si tuffò tra le tette della Signora Baronessa che dopo un primo urlo di stupore si rimise a sedere quasi soddisfatta e il coniglio non venne mai più fuori.

Pomeriggio afoso in palude

Una saggia rana

Mangiava, tranquilla, una banana

Intorno alla palude

Piena di donne nude:

Una fece un salto

E le si sbeccò lo smalto,

Una fece una nuotata

E andò via scocciata

E l’ultima depressa

In realtà era una contessa.

Gli uomini arrivarono

E le donne palparono,

Ma anziché provocare piaceri

Fecero allontanare tutti i sederi.

La rana divertita,

Si tuffò appesantita

Tra le gambe dei bipedi

Pensava ai rimedi

Contro il caldo e la noia

Che neutralizzano ogni voglia.

L.B.

Noiose riflessioni sul tempo

Importante è il tempo.
Non va perso come fosse un mazzo di chiavi, un fazzoletto usato o la testa. Esso va curato come un contadino cura il suo raccolto. Bisogna organizzarlo, come una bella libreria, tenerlo sempre chiaro, preciso e impeccabile, come gli abiti da festa. Il tempo serve a fare cose, a conoscerne altre; a migliorare e a peggiorare le persone. C’è bisogno di tempo per fare un bel viaggio e c’è bisogno che la batteria tenga il tempo altrimenti non c’è armonia tra gli altri strumenti e non si riesce a ballare bene.
È il più bel regalo che puoi fare a qualcuno:” ti regalo il mio tempo” potrebbe essere più dolce di certe dichiarazioni d’amore poiché il tempo è più prezioso di un gioiello.
Non sprecate il tempo, non buttate il tempo come una carta vecchia, stropicciata, inutile perché è solo con esso che siamo diventati ciò che siamo e diventeremo ciò che saremo: è il modo in cui impegniamo il nostro tempo che ci rappresenta e determina chi siamo. Non dormite! Non dormite, bambini, perché chi dorme non piglia pesci e il mare ne è pieno e aspettano solo di essere pescati.

Il signore si guardò le grandi mani, avevano qualche ruga, qualche taglio, qualche ammaccatura. Quanto tempo era passato tra quelle mani e quanto altro ancora volevano tenerne.