Crema anticellulite con olio di canapa e beta-glucano

È arrivato il mio primo ordine! Sono felice come una bambina a Natale!! Vorrei iniziare ad introdurvi nel mondo Livioon con un prodotto top di gamma: la crema anticellulite!

Come si sarà capito, contiene l’olio di canapa, elemento non ancora così diffusamente utilizzato, dalle straordinarie proprietà lenitive e rigeneranti.

  • Poi, nella composizione della crema, possiamo trovare la caffeina che ha un effetto snellente e disintossicante, aumenta l’elasticità della pelle e stimola il metabolismo.
  • Estratto di guaranà che elasticizzato la pelle, previene i gonfiori e la formazione di cellulite e ha un effetto dimagrante e antiossidante.
  • Poi abbiamo Beta-glucano, Symfit, bisabololo, carnitina e vitamina B3. Tutti prodotti mirati per rendere la pelle più elastica e tonica, ma anche finalizzati a migliorare l’idratazione e la compattezza della pelle e a bruciare i grassi!

Non vedo l’ora di provarlaaaaaa!

E tu, che aspetti? 😉

Ricorda: prova costume never ends!

Livioon, iniziamo!

A furia di scrivere di prodotti naturali, di quanto sono belle le erbe, dei benefici che si traggono dalle stesse, son finita a pubblicizzare i prodotti Livioon! Con grande orgoglio, soddisfazione e paura, ovviamente.

Livioon è un’azienda polacca che si occupa del commercio di prodotti naturali, ecosostenibili, riciclabili, con un catalogo vastissimo e appetitoso che va dai profumi uomo e donna, ad integratori alimentari di altissima qualità, passando per cosmetici per la cura del corpo e dei capelli e prodotti igienizzanti per la casa.

Ce n’è, insomma, per tutti i tipi e per tutte le tasche!

Personalmente sono due giorni che sfoglio il catalogo, indecisa su cosa ordinare, perchè vorrei provare tutte cose!

Se siete curiosi vi allego il link del sito dove potete comodamente consultare il catalogo!

WWW.IT.LIVIOON.COM

Per qualsiasi informazione o per procedere alla compravendita sono a vostra disposizione!

Lallioon!

Detox di sabato mattina

Mi ero dimenticata quant’è bello prendersi cura della propria pelle.

E anche di come si fa uno scrub viso decente.

Quindi mi sono trovata a spalmare sul viso questa poltiglia di bicarbonato e olio, con due cucchiai di zucchero, che aveva quella consistenza appiccicosa e densa della pasta della pizza. Assolutamente impossibile da distribuire.

Eppure il suo porco lavoro lo ha fatto. Ho ottenuto quella bella sensazione di una pelle morbida come una pesca sulla quale – BAM! – ho applicato, per la prima volta, la maschera detox all’argilla della L’Oréal, che mi son fatta regalare, senza alcuna pretesa, ma solo su mio stesso consiglio.

La maschera associa le tre argille minerali, caolino, montmorillonite e ghassoul, al carbone, per rimuovere le impurità e illuminare il colorito. Una speciale maschera che detossina la pelle e illumina il colorito senza creare secchezza. Da lasciare in azione per 5/10 minuti come scritto sulla confezione.

Al momento ho il viso nascosto da una pasta grigio-bluastra (colore decisamente elegante che mi fa venire in mente il manto degli alani blu) che non mi fa stendere la pelle del viso, credo sia una sensazione simile a quando ci si fa il botox.

Trattandosi di argilla, non è vero che non crea secchezza. L’argilla ha la caratteristica di seccare tutto ciò su cui viene applicata, tant’è ch’è anche un ottimo rimedio contro gli inestetismi della cellulite. Quindi, una volta che sia stata rimossa con acqua tiepida-calda, è bene idratare il viso con creme o olii. Io, ad esempio, ho usato l’olio di jojoba, ma forse sarebbe stato meglio andare sul banale e applicare quello alle mandorle. Vabbe.

Comunque con quest’olio in faccia mi sento un pezzo di carne in marinatura, pronto ad essere cucinato alla griglia. Non chiedetemi perchè. Forse perchè è sabato e c’è il sole.

Buona giornata!

LalliBarbecue.

Direttamente dal mio tema natale

Chirone in Leone: Che queste persone creino – un’opera d’arte, un romanzo, un testo scientifico o un’impresa – non sono accettate dagli altri con il riconoscimento che credono di meritare. C’è sempre qualche difetto: non è aggiornato, è mal giudicato o non attira abbastanza attenzione. Quanto più unici e distintivi sono i frutti della loro creatività, tanto più doloroso è il loro trauma del rifiuto.

Chi mi conosce sa che non c’è niente al mondo che mi diverte più della scrittura.

Mi piace, mi sento capace quando scrivo. Sensazione che non provo in nessun’altra attività. Quando scrivo mi alleggerisco, rido. Rido e, se faccio bene il mio lavoro, faccio ridere. O sorridere, non sono così arrogante. Attraverso la scrittura mi esprimo al meglio, non mi vergogno, mi apro, dichiaro, racconto, narro, chiedo, spiego, difendo…

C’è scritto anche questo nel mio tema natale: che la scrittura mi diverte ( ho la quinta casa che sarebbe quella del divertimento in gemelli che è il segno della comunicazione per eccellenza).

Eppure la cosa che più mi diverte fare al mondo non verrà riconosciuta nel suo valore. E’ scritto lì, nero su bianco, nel cielo e nelle prime righe di questo articolo: “C’è sempre qualche difetto“.

Mi chiedevo proprio in questi giorni se provare a spostare il mio Calamaio anche su Instagram (social che non uso più da tre o quattro anni orma), su spinta di qualche amico.

Potrei, certamente, accontentarmi di avere un social in più su cui perdere tempo e la stessa notorietà di ora.

Ma vorrei di più.

Vorrei che la scrittura diventasse il mio futuro, il mio lavoro, la mia fonte di rendita, il motivo felice per cui svegliarmi la mattina. Ma se non ricevessi il riconoscimento che credo di meritare potrei avvilirmi e non portare avanti nessun progetto. Sparire, come un pulviscolo di polvere portato via dal vento.

Per non parlare di come e da cosa iniziare a scrivere, ma questo è lo step successivo.

Piedi Snelli

Cresce l’attenzione per la partita di stasera: Italia vs. Belgio.

Si è tutti concentrati sulle formazioni, sulle tecniche di gioco, sulle scommesse, sulle preghiere affinchè la serata possa concludersi bene.

Io, invece, stavo pensando a quanto devono essere brutti i piedi d’oro dei calciatori: con tutti quei calli, quelle botte, quelle unghie tagliate male…

Poi ho iniziato a pensare ai miei piedi, che nell’ultima settimana sono stati al centro di accese e noiosissime lamentele con le amiche per via del dolore. “Ma tu prendi la pillola? Magari è quello” “No, ma secondo me è il caldo” le risposte più gettonate per tapparmi la bocca e passare ad altro.

Ma io non ho mollato e ho cercato una spiegazione più soddisfacente.

Non si tratta né di pillola né di caldo o almeno non direttamente.

Si tratta della maledetta ritenzione idrica!

Nel senso che dopo aver provato pediluvi, massaggi, creme idratanti che non hanno prodotto alcun beneficio o cambiamento di qualsivoglia specie, ho provato con una tisana snellente. Sì, di quelle che aiutano il corpo ad eliminare gli eccessi d’acqua costringendoci ad andare al bagno ogni dodici minuti circa e a bere quattro bottiglie d’acqua al giorno per un equivalente di otto litri. (Forse sto esagerando con le misure). Ma insomma, parlo di quella roba lì.

Quindi via il catino e bentornata tazza!

Ovviamente il segreto per non imporsi di bere una bevanda bollente quando fuori l’asfalto si sta squagliando è quello di aggiungere un dito di acqua fredda alla fine dell’infusione, quando si è tolto il filtro.

Non indicherò una specifica marca o delle specifiche erbe, anche perché io ne uso una comprata al discount mesi e mesi fa, l’importante è che abbiano l’obiettivo di eliminare i liquidi.

Risultato: Non sento più le gambe gonfie né pesanti, ma sono snelle e leggere, non ho parti degli arti paonazze, non mi fa male la pianta del piede come non mi fa male nessuna altra parte del piede! Finalmente una piccola gioia nella vita!

Per le persone più fortunate potrebbe avere effetti anche sul fronte cellulite, per me no…

Quindi, care amici del cuore, se mettere i piedi a mollo non vi dà alcun sollievo, provate a bere un infuso tiepido alle erbe drenante o snellente!

Fatemi sapere

Con amore e senza dolore

Lalli

P. S. Credo vada bene anche una tisana drenante.

Avete mai pensato al vostro funerale?

Avete mai pensato al vostro funerale?

Io no.

Né al funerale né al testamento.

Il testamento sarebbe un pensiero piuttosto ridicolo se si calcola che non posseggo nulla. Almeno di rilevante.

Tuttavia sono tre giorni che penso e all’una e all’altra cosa. Non con l’ossessione di quelle persone che fanno le prove generali del proprio funerale per vedere come organizzare la chiesa, i partecipanti, i fiori. Ma pensando a cose del tipo: ma che mi metteranno? Quindi ho iniziato a concentrarmi sui miei abiti preferiti che chissà se è noto che sono tali.

Poi ai gioielli.

Poi al luogo. Ecco, ora come ora, scegliere un luogo per il funerale mi manda in confusione.

Per mio zio furono organizzate due funzioni, una a Roma e l’altra fuori. Fu una giornata impegnativa, ma l’idea di fare due messe nei posti del cuore mi affascinò. Ad oggi però forse sceglierei la chiesa di Sant’Antonio da Padova a Cassino che è stata il mio rifugio in questo ultimo anno. Ma chi ci verrebbe fino a Cassino per il mio funerale? Poi se dovesse succedermi qualcosa nei prossimi giorni, oltre al problema del viaggio, ci sarebbe anche quello peggiore del caldo. Quindi probabilmente decideranno i miei.

Avevo anche pensato a delle condizioni di partecipazione: vorrei solo persone che credono in Dio e soprattutto non voglio che occupano posti e spazio quelli con cui non parlo da cent’anni che si presenterebbero solo per facciata. Alla fine ho ritenuto più saggio lasciare libero l’accesso. Tanto in ogni caso sarà arrabbiata prima, poi serena e di nuovo arrabbiata.

Se poi per la sepoltura non ho ombra di dubbio di riposare col resto della mia famiglia, in campagna, complesso è il tema del testamento, di cui sopra. Sono arrivata alla conclusione di lasciare alla mia migliore amica la mia tesi di laurea (ancora in fase di stesura), al mio migliore amico il mio bellissimo rosmarino, al mio fidanzato la cosa che amo di più al mondo e che mi rende più orgogliosa in assoluto: la mia collezione di cappelli. A mio padre la calamita a forma di lingotto che era di mio zio e che è per me un portafortuna speciale. A mia sorella tutti i miei gioielli probabilmente. A mia madre tutto quello che vorrà tenere di mio. Alla mia amica Giulia il quadernone brillantinato blu che per anni è stato il mio diario. E che ovviamente non ho mai finito di scrivere.

Poi mi piacerebbe che venisse portata avanti la tradizione da me istituita di portare al cimitero solo i fiori di casa. Tagliare mazzetti qui e lì dai giardini o dalle terrazze per portare un po’ di casa a chi la guarda dall’alto.

Il discorso è parecchio triste, lo riconosco, ma bisogna saper pensare anche a queste cose nella vita!

Adesso se fossi una brava blogger capace ad interagire con le persone scriverei tipo”: E voi, come immaginate il vostro funerale?” ma la domanda è spigolosa, inquietante e fuori luogo.

Un abbraccio

Lalli

È come abitare al terzo piano senza ascensore

La sensazione é quella di avere le scarpe ai piedi da giovedì. Come se non le avessi mai tolte. È per via del formicolio perenne che sento sotto le piante dei piedi e perché sento le cosce che bruciano. Sono stanca. Sì, sono decisamente stanca.
Stanca, rassegnata, impaurita, anche un po’ persa. A volte mi sento proprio come una vittima sacrificale. Ché tanto sono forte, reggo tutto, reagisco e alcune opzioni sono in grado di non prenderle proprio in considerazione. Quindi sono il bersaglio perfetto per quelli che non reggono e si sentono legittimati a lanciare bombe emotive addosso agli altri. Ma sono stanca anche io di dover accogliere le emozioni di quelli che non le sanno gestire. Ecco, si potrebbe dire che io mi so gestire. Sono fredda e razionale. Ci ho messo anni a rendermene conto e, soprattutto, ad accettarlo; eppure la realtà é chiara e comprensibilissima: sono una donna razionale circondata da irrazionalità.
La irrazionalità me la immagino come cellule impazzite che urlano e si scontrano tra di loro. Come una folla impaurita dove tutti iniziano a correre senza una direzione.
Avere una direzione é importante. Io ne avevo una, ma come sempre mi sono stati messi i bastoni tra le gambe. È come abitare al terzo piano senza ascensore, in un vecchio palazzo con la tromba delle scale stretta e i gradini alti. Quindi, anche questa volta, la mia direzione é andata a farsi benedire ed io mi trovo con le gambe appesantite, con tante liste di pro e contro da compilare e con la voglia di riposare.

Al mercato

-“Li vuole sei carciofi belli a x euro?”

-“Grazie, Signora, ma non li so cucinare.”

-“È vabbuó li puó ‘ffa fritti, metterli nella pasta…”

-“Ah ma! Ha detto che non li sa fa, é inutile che mo ci dici tutte le ricette!”

-“Mi scusi, ma avete le cime di rapa?”

-“No, ma abbiamo i broccoletti.”

[Spiegazione: le cime di rapa ed i broccoletti sono la stessa cosa, solo che uno é il nome italiano e l’altro la variante dialettale. ]

Alla donna

Post impopolare

Lungi da me scrivere articoli di questo tipo, in cui assumo una posizione netta su qualcosa. Troppo spesso ho pensato che nell’Inferno dantesco sarei finita nel girone degli ignavi, tra coloro che non adottano nessuna posizione, che non si schierano mai né di qua né di là.

La mia neutralità è data dalla paura dell’aggressione alla quale potrei espormi, alla paura di dire qualcosa contrario al pensier comune, all’essere additata, criticata, rimproverata, biasimata, addirittura ad essere oggetto di pietà.

Però oggi vorrei superare questo mio timore e scrivere di quanto sia bello essere una donna.

Gli scritti che mi capitano davanti agli occhi sovente sembrano voler comunicare solo ed esclusivamente il disagio che l’essere femmina comporta: “Eh, ma noi dobbiamo farci la ceretta!”
“Eh, ma noi non possiamo mai parlare di sesso!”
“Eh, ma noi abbiamo il ciclo!”
“Eh ma noi ma noi ma noi ma noi ma noi”

Eh, dico io, ma noi quanto parliamo.

Amiche care,
doversi fare la ceretta non è la disgrazia più infelice che possa capitare nella vita.
Certo, fa male, ma volete mettere avere la libertà di accompagnarla ad un manicure, pedicure, massaggio, pulizia del viso senza sentirsi a disagio, fuori luogo, imbarazzato? Io di uomini che si concedono queste coccole, ne conosco tre, forse quattro, forse di più ma non dichiarati. Quelli noti erano clienti del centro estetico in cui lavoravo, trascinati lì da mogli o figlie e che, diversamente da queste ultime, stavano sempre seduti sul pizzo della sedia, perchè non riuscivano a stare comodi in quell’universo femminile e, appena finita la limatura delle unghie, viiia, neanche fossero Speedy Gonzales. Ma mai senza aver prima saldato il conto.
Poi in realtà vi volevo rivelare che anche alcuni uomini si fanno la ceretta.
Certo, non all’inguine.
Ma avere i peli neri, lunghi, duri, spessi, ispidi, scuri, ricci che ti crescono sulla schiena e per i quali magari passi l’estate in maglietta deve essere una scomodità quasi più vergognosa dei peli sulle gambe.
Poi, siamo sincere, quante di noi sono sempre regolari? E quante di noi hanno aspettato mesi e mesi e mesi prima di prendere appuntamento dall’estetista per pigrizia, non curanza, risparmio?

Andare una volta al mese in qualche centro estetico non mi sembra la cosa peggiore del mondo, anzi, io la iscriverei nell’elenco delle coccole. Perchè dopo ci sentiamo tutte meglio.

Così come non mi sembra la cosa peggiore del mondo poter rimanere incinte.
Un bambino è sempre una benedizione.
Era sempre una benedizione.
Ad oggi avere un bambino è una condanna ad una vita tradizionale, retrograda, non a passo coi tempi.
Perchè i tempi vogliono che tu abbia un cane, forse anche due, magari anche un gatto, un piccolo animale esotico, ma assolutamente non un bambino!
E quindi possiamo scegliere se uccidere quel bambino indifeso e puro che cresce al caldo e al sicuro nella tua pancia, perchè tanto con questo che ci fai? Lo butti al secchio e quando vorrai potrai sempre averne un altro.
Quindi anche avere un bambino non è più una cosa bella, ma rientra nell’elenco delle cose brutte che ci potrebbero succedere. Perchè i bambini sporcano, urlano, piangono e costano. Caspita quanto costano i bambini. Allora è meglio ucciderli prima ancora di conoscerli, perchè non siamo mai pronte, perchè siamo troppo giovani, troppo magre, troppo impaurite, troppo in carriera per farci ostacolare da una gravidanza.

E ricominciamo a lamentarci di quanto essere donna sia un’infamità.

Il problema vero non è essere donna.
La vera disgrazia è essere scontente perchè ci regalano fiori o perchè ci viene pagata la cena o perchè ci vengono offerti dei passaggi o perchè possiamo agghindarci con tacchi, gonne, trucco e capelli boccolosi.
E’ ovvio che tutto questo fa schifo se è un obbligo che ci viene imposto dal viscido di turno, ma se è una libera scelta, perchè criticarla? Perchè devo sentirmi da meno se ho il piacere a vestirmi carina, l’ambizione di diventare madre, la capacità di preparare la cena e posso farmi comprare dei fiori?

Sicuramente essere una donna con le palle è bellissimo,
Ma essere una donna con le tette lo è ancora di più.

Viva le donne che hanno ancora il coraggio di essere femmine.