Ingrid sognava ortaggi

In un piccolo e tranquillo villaggio viveva una bimbetta con le trecce grandi grandi che le scendevano pesantemente sul corpo, occhi curiosi e rubiconde guance che provavano il suo sano benessere.

La bambina si chiamava Ingrid; amava raccogliere mazzi di fiori alla sua mamma, portare il boccale di birra al papà la sera quando era stanco e, più di ogni altra cosa, amava il suo fratellino Cristopher che abbracciava calorosamente ogni volta che poteva (probabilmente considerandolo il cucciolo che non aveva).

Ingrid, tenera bambina, aveva un sogno che covava in fondo al cuore da qualche tempo. Era un sogno molto particolare e quasi ella stessa se ne vergognava e non trovava il coraggio di confessarlo a nessuno: Ingrid voleva avere una vita sana! Immaginava lunghe e sontuose tavolate imbandite con abbondanti e capienti piatti, ma, anziché cotolette, patatine fritte, soufflè, paste al forno e dolci a più livelli, le sue fantasie erano affollate da carote, broccoli bolliti, cicoria ripassata, carne e pesce alla piastra e succosa e colorate frutta di stagione.

Non voleva però deludere la mamma, che, con tanto amore e premura, passava ore ed ore in cucina inventando gustose ricette da proporre ai suoi cari e, ogni sera, prima di andare a dormire, guai se non veniva consumato anche il dolcetto!

Ingrid aveva tutto quel mangiare che le usciva dalle orecchie, non ne poteva più di quei ricchi aromi e di tutti quei condimenti così squisiti! Sarebbe stata molto più contenta con una fogliolina di lattuga condita con sale e olio! Sentiva che il suo fisico non reggeva più la bontà di tutto quel cibo.

Un bel giorno, passeggiando lungo un sentiero che non aveva mai percorso, per raccogliere dei fiori per la sua mamma, si trovò in mezzo all’orto di un giovane agricoltore con la salopette e gli stivaloni alti alti. Credeva di essere in paradiso! I pomodori erano rossi e succosi, le zucchine avevano degli enormi fiori sopra la testa, l’insalata sgranocchiava ad un solo colpo d’occhio, le melanzane erano grosse e perfettamente mature.

L’agricoltore trovò la bambina sdraiata tra i filari dei cavoli e, avendo ormai da tempo smesso di credere che i bambini nascono sotto ai cavoli, le chiese che cosa ci stesse facendo lì. “Sogno una vita sana!” risposte beatamente la bambina. L’agricoltore si fece una grande risara e quasi la rimproverò: “Bambina! Alla tua età dovresti pensare solo a fontane di cioccolata e a montagne di zucchero filato!”

“Signore, lei ha ragione” – risposte Ingrid- “Ma di tali delizie ne ho pieno il palato! Mi piacerebbe mangiare un bel minestrone, seguito da una pera zuccherina! Allora sì che la cioccolata diventerebbe un bel desiderio e riuscirei a gustarmela per bene!”

Il coltivatore rimase colpito dal discorso della ragazzina finchè non gli venne un’idea: “ Facciamo così! Vedo che stavi raccogliendo un bel mazzetto di fiori per la tua mamma…ogni giorno, anziché andartene in giro a cercare fiori, verrai ad aiutarmi nell’orto e nel frutteto. Frutta e verdura hanno bisogno di tanta cura e di tanto amore e tu mi sembri la persona giusta per aiutarmi ad occuparmi di loro. Ogni giorno, poi, potrai prendere tutto quel che vorrai da portarti a casa e farlo mangiare alla tua famiglia. Allora, che ne pensi? Ci stai?”.

Ingrid non stava più nelle scarpe per la felicità! Non credeva alle sue orecchie!

Quella sera stessa tornò a casa con un cesto pieno di spinaci, finocchi e mandarini. All’inizio il papà e la mamma non capirono, ma quando la bimba spiegò loro le sue volontà e la gentile proposta del suo nuovo amico, accettarono volentieri il salutare cambiamento nelle loro vite, pur senza mai rinunciare ad un gustoso pezzo di dolce prima di andare a dormire.

 

Fresh Vegetables, Fruits and other foodstuffs.

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Negativamente Signora Mila

C’era una volta la signora Mila,
elegante donna della classe borghese,
un paio di figli, un marito da una vita, un cane, un gatto, dei pesciolini, genitori, fratelli, sorelle, nipoti, tanti amici e conoscenti. Carattere forte, personalità latente. 

Inesauribile energia.

Era incredibile vederla in giro: sembrava un ciclone! 
Girava e girava e girava senza fermarsi mai, sembrava proprio non conoscesse il riposo o l’ozio. Ogni tanto la si poteva vedere seduta al caffè a chiacchierare con le amiche. Si dava da fare e le si leggeva in faccia quando le girava per la testa qualche idea. 

Il problema è che tutta questa energia, queste chiacchiere infinite, queste idee dettagliate erano impregnate da un alone di negatività così radicato che sembrava impossibile ripulirle. 

La signora Mila passava il tempo a bere il caffè con le amiche parlando male di tutti quelli che conosceva, trovando, ovviamente, largo consenso e terreno fertile coi suoi interlocutori. Le idee che aveva servivano per risolvere problemi che lei stessa attirava per via della sua energia negativa. Inesauribile energia negativa! Non c’era giorno in cui non si svegliasse con un nuovo problema da risolvere. Irradiava negatività da ogni poro della sua pelle, da ogni parola pronunciata, da ogni gesto fatto. “Tanto non andrà bene!” Era il suo pensiero costante. Così facendo avviliva quelli che le stavano attorno, che poco alla volta smisero di raccontarle buone notizie, perchè sembrava godere soltanto delle disgrazie altrui. Di chiunque doveva trovare il lato negativo. Si muoveva come un bulletta d’età avanzata. Non perdeva tempo per buttare giù chiunque con parole mirate a ferire chiunque si trovasse davanti. La situazione peggiorò quando iniziò ad avere timore della morte. 

-“E se muoio?”
-“Se muore amen!” 

Non si fermava mai, girava e parlava e parlava e girava come una pazza. Attirava solo disgrazie. Quando i suoi affetti presero le proprie strade per crescere e formarsi, iniziarono a vivere una vita migliore, iniziarono a vedere che la ruota poteva girare e portare anche qualcosa di buono, di produttivo, che non erano delle nullità e che non era ancora il momento di darsi per vinti. Continuarono sempre tutti a volerle bene, a trovarla, tutto sommato, una donna piacevole, molto pratica, utile e disponibile, nonostante la cattiveria che a volte si impossessava di lei.

Tutto questo probabilmente perchè quando i figli erano fuori casa, il marito a lavoro, i genitori a casa loro e le amiche impegnate, la signora Mila non aveva niente a cui pensare e quindi le serviva che accadesse qualche problema per riempire i suoi giorni cercando le soluzioni più adatte. Piano piano quelli che le volevano più bene iniziarono a prendere le distanze di sicurezza e a lasciare che cuocesse nel suo brodo senza venir troppo coinvolti. 

Morale della favola: Coltivate i vostri hobby. 

Pezzi di libri (da Orgoglio e Pregiudizio)

La signora Darcy pareva come se cercasse di farse animo per unirsi a loro e azzardò qualche breve frase ogni volta che le pareva meno pericoloso far sentire la sua voce.
Presto Elisabetta s’accorse d’essere strettamente sorvegliata dalla signorina Bingley; non poteva dire una parola, specie alla signorina Darcy, senza avere addosso la sua attenzione. Questo non la avrebbe trattenuta dal cercare di discorrere con essa, se non fossero state sedute troppo distanti. Pure fu contenta che le venisse risparmiato di dover parlare a lungo, tutta presa com’era dai suoi pensieri. Si aspettava da un momento all’altro di veder entrare alcuni dei signori e tra questi desiderava e temeva che fosse il padrone di casa, senza riuscire a definire se fosse maggiore il desiderio o il timore. Stavano trattenendosi così da circa un quarto d’ora, senza che la signorina Bingley avesse fatto udire la sua voce, quando Elisabetta ebbe a riscuotersi sentendola chiedere come stavano a casa. Rispose con eguale indifferenza e concisione e quella non aggiunse altro.
A portare una varietà alla visita entrarono i servitori con piatti di carni fredde, dolci e una scelta delle più belle frutta della stagione: ma non furono offerte se non dopo molte occhiate e ammiccamenti della signora Annesley alla signorina Darcy, per ricordarle il suo compito. Fu una occupazione per tutta la compagnia; se non erano capaci di parlare, tutte erano capaci di mangiare, e le belle piramidi di grappoli d’uva e di arance e pesche le riunirono presto intorno alla tavola.
Mentre erano così occupate, Elisabetta ebbe modo di sincerarsi se temesse o piuttosto desiderasse vedere il signor Darcy: questi fece la sua comparsa nella stanza. Se un momento prima aveva creduto che predominasse in lei il desiderio, adesso principiò a rincrescerle ch’egli fosse venuto.
Darcy era stato un po’ sul fiume con il signor Gardiner e due o tre ospiti ed era venuto via soltanto quando aveva saputo che le signore avevano fissato di venire quella mattinata a far visita a Giorgiana. Appena apparso, Elisabetta prese la saggia decisione di mostrarsi perfettamente calma e disinvolta – risoluzione opportunissima, ma non la più facile a mantenersi, poichè presto s’accorso che l’attenzione insospettata di tutta la compagnia s’era risvegliata su di loro e che non vi era occhio che non spiasse il contegno di lui, al suo primo apparire nella stanza.

 

(Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen)

Domenicale IV (Otello e Ornella)

Quasi a nessuno piacevano le giornate di pioggia. Tutti troppo pieni di cose da fare, non potevano permettersi di perdere tempo in mezzo al traffico o per asciugarsi i calzettoni oppure ancora per saltare le pozzanghere.

“Dobbiamo uscire! Corri!! Hai messo a posto? Hai mangiato? E pettinati una buona volta!!!”.

Otello guardava il cielo senza sole, tremendamente lento nel pensiero e nell’azione e chiudeva le orecchie a tutte quelle domande assordanti e monotone che gli aprivano gli occhi ogni giorno.

Ornella, nella sua camera, col cagnolino alle calcagna, si chiedeva: “Ma come mai la mia bacheca instragram è piena di foto dei vostri sederi sodi e dei vostri tatuaggi brutti? Ma che me ne frega a me?”.

Otello ed Ornella vissero la loro giornata uggiosa oziando completamente, prendendosi una meritata pausa dalle energie che il sole solitamente infondeva loro. Un momento di relax in cui tenere un palloncino in mano, sperimentare nuove ricette in cucina, leggere un libro, dedicarsi ad un progetto troppo a lungo depositato sulla scrivania, fare ordine nella misura in cui serve e magari anche guardare un bel film.

Ornella indossò un bel vestito colorato per dar luce a quel buio che avvolgeva tutta la sua casa nonostante fossero solo le due del pomeriggio; Otello accese tutte le lampadine di casa sua e mise su un vecchio vinile.

In un certo qual modo erano soddisfatti di loro stessi, degli obblighi cui avevano adempiuto nei giorni precedenti, di come crescevano e cambiavano giorno dopo giorno e dunque non si sentirono affatto in colpa per quel abbandonarsi al piacere.

Sarebbe stato comunque meglio se non si fossero stati tuoni e lampi e più marmellata di albicocche.

 

Non smentirti mai

Starti vicino non è facile e nessuno può dirlo più di me che sono il tuo riflesso o la tua ombra.

Starti vicino non è facile, ma non è nemmeno impossibile. Sei una persona ferma, dalla tempra mite, rigida nei pensieri, per alcuni saggia, per altri solo noiosa. La maggior parte delle persone probabilmente ti giudica pesante, ma io no. Io trovo così assolutamente leggera la tua pesantezza millantata. Sei una persona dolce ed affettuosa che spesso concretizza i “pensieri carini” che le attraversano la mente; sei tirchia, ma infinitamente generosa perché, quando senti sia la cosa giusta da fare, dai tutta te stessa. 

Io sola so che sei sempre una persona su cui poter contare, quanto ti piaccia provare cose nuove e quanto profondamente la delusione ti tocchi il cuore. Sei l’unica che sa ancora mettersi nei panni degli altri ed è per questo che è facile prendersi gioco di te e rigirarti come un pedalino. Cosi come sei l’unica con principi indissolubili di fedeltà e lealtà; forse proprio per via dei quali sei considerata così rigida. 

Ma io so che dietro ad una certa durezza c’è in realtà un cuore bambino che vede i draghi volare e immagina che non esistano inganno, malizia e perfidia. 

Io mi ritengo la più fortunata del mondo a conoscere tutti i tuoi aspetti. Anzi! Che dico tutti?! Ne conosco solo molti, perché tutti non credo li conosca nemmen tu. Ed è meraviglioso scoprirli insieme giorno per giorno, esperienza dopo esperienza, persona dopo persona. 

Continua ad essere così severo, così giudica, così ferrea perché poi, alla fine, sei sempre tu a portare la poesia nel mondo, a non far sentire mai nessuno solo, a saper far nascere un sorriso. E se per te è importante mantenere il punto anche se tutti ti daranno contro io sarò dalla tua perché al tuo brutto carattere a volte nullo si affianca una personalità travolgente e genuina che non mi farà mai smettere di credere in ciò che fai.

Domenicale III

Coi baffi e il cappello,

In una vetrina si specchiava

“Ho scordato l’ombrello!”

Silenziosamente si rimproverava.

 

Tornando a casa in fretta

Si guardava i punti neri

Dopo una buona sigaretta

Non pensando ai dispiaceri.

 

Rutti, scoregge e caccole

Emanava a profusione ogni ora

Esclamò infilandosi le pantofole:

“Sono proprio una bella signora!”

02

 

Lallirentola: domenica, lunedì e somiglianze coi tuberi.

Mia madre ha preso l’iniziativa di farmi il cambiostagione. Quindi ora non so cosa ho nell’armadio né, di conseguenza, cosa mettermi da qui fino alla prossima primavera.

Ieri ho fatto la babysitter ad un matrimonio. Ho controllato cinque, sei, sette bambini, tagliato loro le cotolette, avvicinati al tavolo, consolati, versato loro coca-cola a suon di “LA VOGLIO” cui rispondevo con un “Se non chiedi per favore non ti do un bel niente” e allora lì, anche i bambini maleducati, si son dovuti chinare di fronte alle parole magiche della buona educazione. Genitori completamente inesistenti, uno addirittura mi ha chiesto schifato chi fossi. Un’altra mi raccontava del meraviglioso rapporto che lei ha con la babysitter di sua figlia che “Pensa, quando finisce con C ci facciamo l’aperitivo insieme!”, si, peccato che poi la stronza portata qui con l’inganno sono io e solo io e la tua gajardissima tata ha deciso di rimanersene a casa al calduccio, abbandonandosi allo spaturniamento della domenica sera.

-“Abbiamo perso nostra figlia!”
-“Guardi che sono entrati perchè sono arrivati i dolci”
-“No, non c’è e noi ce ne dobbiamo andare”
Indovinate un po’ dov’era la bambina?!
In prima fila, con la bocca sporca di cioccolato.
Romani eravamo il marito di mia cugina ed io. Poi Siciliani e Olandesi come non ci fosse un domani. Grazie a Dio non ho dovuto usare il mio fluente inglese…
L’amica del cuore, preoccupata, mi chiede al telefono: -“Ma di preciso, fammi capire, dove sei? Come stai? Ti sei seduta?”
-“No amò, sto in piedi, dentro ad una siepe, ed ho un vestito verde a fiori, quindi mi mimetizzo benissimo e spero che nessuno mi veda.”

-“Mi raccomando che mia figlia non si sporchi il vestito di cioccolato che poi non lo so togliere”.
-“Potresti rimanere un altro po’? Che in caso porti i bambini a casa tra poco…”
30 minuti più tardi, col mio passaggio ormai lontano “Puoi andartene, i bambini ce li portiamo noi a casa.”
L’unica consolazione è stato il cameriere al quale avevo chiesto un bicchiere di vino e, probabilmente mosso da pietà e compassione, ha deciso di portarmi un’intera bottiglia; ma, mentre i bimbi correvano sul prato, mi è stata portata via, quindi credo di aver bevuto un dito di vino bianco tra un boccone di cotoletta ed una patatina fritta. (Ovviamente menù bambini per me che, se non fosse chiaro, ero al tavolo dei creaturi).

Non ho visto né prosecco né torta. Mi son fatta rubare una mousse al gianduiotto da uno dei miei bambini e ho dovuto affrontare una emergenza bagno…
Il tutto per la strabiliante cifra di 40€, che probabilmente non raggiunge neanche il valore del vestito che indossavo o della prima seduta di terapia che, dopo ieri, sarò costretta ad iniziare.
Ma mia cugina ha detto che ero la più elegante tra gli invitati.

Al momento sono sommersa da borse, scarpe, sandali, pantaloni, vestiti e mia madre.
Da domani e fino alla prossima settimana io ed il mio Fra non ci vedremo, per impegni vari fuori Roma e, giustamente, lui decide di dormire fino alle 12.08, quando io vorrei solo accollarmi a lui a mo’ di cozza allo scoglio.

Ora, mentre lancio occhiatine al mio armadio sperando di capire come vestirmi, l’unica domanda che veramente mi gira per la testa è: Ha fatto più schifo la mia domenica sera o il mio lunedì mattina?

Mi guardo e sembro un tubero.