Narciso

Bisognerebbe vivere sul terrazzo al tramonto,  quando in silenzio o in chiasso si guarda l’arancione del cielo, il rosa, il turchese.
Vedere i vicini che escono dalle ore calde rinchiuse sotto l’aria condizionata, l’acqua al basilico, il ritiro delle lenzuola, l’aprire una bottiglia e lo spegnersi di una sigaretta; la ragazza col turbante, il signore con la maglietta e le mutande.

Bisognerebbe sorridere come quando ti dice che vorrebbe vederti; non solo con la bocca, ma con gli occhi, le orecchie, i capelli, le mani.

Un vino bianco fresco in calici dallo stelo secco e la corolla grossa, come fiori profumano e rallegrano gli animi, come acqua dissetano l’estate.

Una pausa felice tra i disagi del giorno e il bolero della sera.

 

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Pezzi di libri (Da Fahrenheit 451)

Trascorsero leggendo tutto quel pomeriggio, mentre la fredda pioggia novembrina precipitava dal cielo sulla casa tranquilla. Sedevano in anticamera, perchè il salotto era così vuoto e squallido senza la sua parete illuminata di coriandoli gialli e arancione, di bengala, di donne in abiti dorati e di uomini che, vestiti di velluto nero, traevano conigli di cinquanta chili fuori da cappelli argentei. Il salotto era morto e Mildred continuava a guardarvi dentro di sottecchi, senza espressione, mentre Montag passeggiava avanti e indietro, poi tornava ad accoccolarsi accanto a lei e leggeva una pagina, ad alta voce, fino a dieci volte.

“Non possiamo dire in quale preciso momento nasca l’amicizia. Come nel riempire una caraffa goccia a goccia, c’è finalmente una stilla che la fa traboccare, così in una sequela di atti gentili ce n’è infine uno che fa traboccare il cuore.”

Montag sedeva e ascoltava la pioggia cadere.

“E’ forse questo che c’era nella ragazza dei nostri vicini? Ho tanto cercato di capirlo!”

“E’ morta. Parliamo di qualcuno che almeno sia vivo, per amore del Cielo!”

Montag non si volse a guardare la moglie, quando attraversò l’anticamera per andare in cucina: dove poi rimase lungamente a osservare la pioggia che sferzava le finestre; per tornarsene infine nella luce grigiastra dell’anticamera, quando il tremito fosse passato.

(Fahrenheit 451- Ray Bradbury)

Ho paura

In un lampo di genio pensavo che forse il motore che muove il mondo e le sue genti non è l’amore (almeno non sempre e non solo), ma è la paura.

Arriva un momento per tutti per avere paura. Di solito ci assale quando pensiamo al domani, all’ignoto, a qualcosa che non possiamo controllare. Abbiamo paura quando il tempo passa come non vorremmo, quando raggiungiamo un obiettivo, quando la nostra vita dipende dalle scelte degli altri.

Io sto per saltare.

Sto per fare il salto che determinerà la mia vita, il successo o il fallimento ,
la gloria dopo il periglio, 
la fuga o la vittoria,
la reggia o il tristo esiglio,
la polvere o l’altare,
la testa o la croce.

Sto sul ciglio, sotto di me è tutto offuscato, non vedo bene dove cadrò. Accanto ho parenti e amici, con le loro imbracature di paura e i loro caschi di depressione, talmente concentrati sulle loro lagne che non si sono nemmeno accorti che anche io sto lì, ma, a differenza loro, io non grido. Implodo, con lo stomaco che si contorce e gli occhi che piangono. Ho paura di muovermi, ho paura dello schianto, di non alzarmi più, ma forse ho ancora più paura di rimanere in bilico in mezzo a tutte quelle urla che mi fanno sentire sempre più pesante.

-“DOMANI HO UN ESAME!”
-“STO PER LAUREARMI!”
-“CI SIAMO LASCIATI!”
-“GLI HO RISCRITTO!”
-“MI SA CHE VADO A VIVERE FUORI!”
-“LO STO PERDENDO!”
-“MI HA RISCRITTO L’EX!”

Ma devo raccogliere le forze per concentrarmi sui miei timori, perchè gli esami, la laurea e gli ex fanno paura, ma ricominciare da zero forse anche di più.

Saltare fa paura, mi terrorizza, è tutto pesantissimo e le ginocchia sono deboli, iniziano a cedere sotto quella fatica.

Ho paura. Di muovermi e di rimanere ferma.

Ma se mi muovo potrebbe anche non andare così male e potrebbe essere anche migliore del continuare a stare qui, tormentandomi, chiedendomi cosa accadrà e come sarà lanciarsi. E’ la paura che mi fa chiudere gli occhi, trattenere il respiro, iniziare a piangere, smettere di concentrarmi su tutte le lamentele inutili con cui ogni giorno le persone mi perseguitano e trovare il coraggio di spingermi un pochino sempre più vicina al precipitio e sempre meno alle certezze del passato.

La paura ti fa crollare, ma a volte è bello e giusto liberarsi dei problemi del mondo e pensare un po’ ai propri.

Perchè se hai paura

hai coraggio

e se hai coraggio

sei un leone.

 

Chè tutto quello che vuoi è aldilà della paura. 

 

(E quindi, se negli ultimi 3 giorni non mi sto interessando degli interessantissimi problemi esistenziali del mondo, quali: l’esame andato male, il tipo che ti molla, la tipa odiosa ma tremendamente carina, la laurea, il regalo da fare, l’organizzazione dell’estate, la fame nervosa ecc. ecc. è perchè sto affrontando le mie paure, da sola e in silenzio, cercando coraggio dove posso e di tenere le mani ferme quanto più possibile. Perchè sicuramente ho più questioni da risolvere e da gestire di tanti altri che piagnucolano senza ragione. Lali sta in sciopero. Siamo grandi e gli sfoghi bisognerebbe imparare a gestirli da soli.)

 

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Domenicale II (Saluti al Capitano)

-“Lo vedi Lalli, quello è il Capitano!”
-“Ma come si chiama il Capitano, papà?”
-“Totti”

A cinque anni pensavo solo che non era possibile che uno si chiamasse Totti, perchè Totti non è un nome.

Solo dopo ho scoperto che il Capitano si chiama Francesco.

Così Francesco Totti è entrato nella mia vita.

A me il calcio non interessa, l’ho sempre considerato come una di quelle poche cose su cui i maschi hanno ancora una sorta di monopolio e che è giusto lasciarglielo. Quindi, a parte lo spirito nazionalistico che mi sale quando c’è di mezzo l’Italia e mi spinge a seguirla, per le partite di campionato non ho mai provato grande trasporto.  Padre, amici e parenti hanno provato ad invorticarmi in questa passione, ma senza grande successo.

Oggi però a Roma tira un’aria strana.
Oggi per un istante tutti quanti ci fermeremo per acclamare, sorridere, commuoverci, onorare, applaudire e salutare il Capitano.

Le cose da dire a riguardo sono tante, tantissime, probabilmente anche banali se dette da una estranea a quel mondo, ma ci sono e quindi tanto vale dirle. Totti è un bene di qualità in un mondo di chincaglierie usa e getta, che non ha mai tradito la sua maglia, il suo ruolo, i suoi compagni, i suoi tifosi, la fantasia, la sua città e le aspettative. La sua grandezza sta nell’essere conosciuto, apprezzato e ammirato non solo da chi vive di pane e calcio, ma anche da chi di calcio non capisce niente.

A me ha sempre trasmesso senso di protezione, di solidità, di fedeltà e di fiducia. é come quel supereroe che quando arriva ti fa sentire sicuro poichè sai che in sua presenza non ti potrà mai succedere niente di brutto e che sistemerà la situazione.

-“Papà, Totti gioca oggi?”
-“Si”
Allora è tutto apposto.

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Godiamoci la sua magia per l’ultima volta, oggi.

 

Pezzi di libri (Da L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Sedeva schiacciata in un angolo dello scompartimento, la pesante valigia sopra la testa, Karenin tutto raggomitolato contro le gambe. Stava pensando al cuoco del ristorante dove lavorava quando viveva dalla madre. Approfittava di ogni occasione per darle una pacca sul sedere e molte volte davanti a tutti le aveva proposto di andare a letto con lui. Per lei il cuoco rappresentava l’esempio tipico di tutto ciò che le ripugnava. Adesso però non pensava che a trovarlo e dirgli: “Dicevi di voler venire a letto con me. Ebbene, eccomi.”
Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L’ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere.
La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare ad essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.
Cercava di convincersi che non sarebbe rimasta a Praga e non avrebbe più fatto la fotografa. Sarebbe ritornata nella piccola città da dove un tempo l’aveva chiamata la voce di Tomàs.
Ma una volta a Praga, bisognava pure restarci un po’ per sbrigare molte cose pratiche. Cominciò a rimandare la partenza.
Così passarono cinque giorni e, all’improvviso, nell’appartamento comparve Tomàs. Karenin si precipitò a leccargli il viso, risparmiando loro per un lungo istante la necessità di dirsi qualcosa.
Erano faccia a faccia in mezzo a una landa coperta di neve e tremavano di freddo.
Poi si avvicinarono come amanti che non si siano ancora mai baciati.
Lui le chiese: “Va tutto bene?”.
“Sì”, rispose lei.
“Sei stata al giornale?”.
“Ho telefonato”.
“E allora?”
“Niente. Aspettavo.”
“Cosa?”
Lei tacque. Non gli poteva dire che aspettava lui.

 

(L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera)

Domenicale

So tutto di tutti,
basta veramente poco.
Non lo voglio sapere.
Siate brutti.
Tornate ad essere brutti e a venire male in foto. Fa bene all’anima.
Ricominciate a stare soli, perchè è nella solitudine che imparate a conoscervi.
Non cercate incessantemente la felicità, perchè non c’è felicità se non c’è stato dolore. Ed è nel dolore che ci riscopriamo forti e riscopriamo l’amore,
non nei like su facebook.
Abbiate il coraggio di cambiare, di essere di buon umore, di parlare con chi non conoscete.
Mangiate, fumate, bevete per provare il gusto delle cose sulla lingua e non per dire di averlo fatto.
Guardate quanto è bello il cielo e quanto è calda la luna di notte.
State vicino agli amici quando stanno male e non solo per ballare in discoteca. Siate loro di conforto, anche quando ciò che fanno non vi interessa, anche quando vi invitano ad eventi cui non volete partecipare, anche quando vi parlano di cose che non potete capire. Perchè è bello sapere che c’è qualcuno che ci supporta nonostante le nostre stranezze e i nostri progetti fantasma.
Vivete secondo lealtà. Ricordate che la sincerità non va sempre premiata e che avere delle incertezze non è poi così male. Non tutte le domande devono avere delle risposte. Cercate di non dovere niente a nessuno, fate le cose per volere o per piacere, avranno un effetto completamente diverso.
Basta modificare le foto e andare in giro mezzi nudi, una risata di cuore è di gran lunga più bella e più attraente. La persona giusta arriverà anche senza postare le chiappe al mare.
Le mezze lunghezze sono per le gonne delle donne e non per i pantaloni degli uomini. Rinunciate ad indossare sempre e comunque i pantaloni o vestitini inguinali. A volte è meglio far lavorare un po’ l’immaginazione.
Siate grati anche a chi vi ha fatto male, perchè sicuramente ci avrete cavato qualcosa di buono.
Ascoltate il rock perchè fa bene.
Così come il rosa.
Va bene abbandonarsi ad un ricordo, pregare Dio e accendere un cero, spegnere il telefono ogni tanto per ricongiungersi al mondo, toccarlo, odorarlo. Ascoltate i consigli delle vostre pance, usate il lei e leggete poesie a voce alta.
La bilancia e la piastra non vi renderanno belli quanto un po’ di morbidezza e i capelli spettinati del risveglio.
Non perdete mai la speranza.
Io voglio sapere tutto solo delle persone cui voglio bene.
Il resto mi piace impararlo per caso.
Ad esempio:
Lo sapete cosa sono le moeche?